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Chissà cosa
penserebbe quel pastore nello Yemen se avesse saputo che le bacche rosse
che rendevano le sue capre così irrequiete e attive avessero poi, nel
corso dei secoli, avuto un ruolo così importante nella vita, nell’economia
e nelle abitudini alimentari di tutto il mondo; senza parlare delle
leggende che si rincorrono circa le origini del nome dato alla pianta. C’è
chi ama associarlo all’altopiano di Kaffa in Etiopia dove quei frutti
crescevano spontanei, o semplicemente alla parola turca “khave” o
all’arabo “qahwa” che significa bevanda eccitante.
Le genti del porto di Mocha nello Yemen, i
mercanti e tutti coloro che in qualche modo si trovarono a passare in
quella città di mare, da cui le navi salpavano cariche di caffè,
sorriderebbero ora all’idea di trovare uno strano strumento nelle nostre
case chiamato appunto come il loro porto, “Moka”.
Ma spostandoci dal passato ai tempi
nostri, analizzando l’evoluzione che questa bevanda ha avuto nel corso dei
secoli ed osservando l’importanza che ha assunto, di come sia entrato a
far parte della vita quotidiana di interi popoli e di come ne abbia
caratterizzato e ne continui tutt’ora a caratterizzare usi e costumi, non
possiamo che confermare la sua importanza dal punto di vista economico e
sociale: si è fatto strada in ogni cultura, con modi propri e
particolari di preparare una tazza di caffè, quasi fosse un rito, fatto di
gestualità e di regole precise, fino a diventare un vero e proprio stile
di vita, come per noi italiani il caffè espresso.
Nella nostra cultura, nell’ ”Italian
Style”, il caffè e la sua preparazione hanno assunto caratteristiche molto
particolari, riconosciute nel mondo, con tecniche e regole così precise da
essere oggetto di studio e di formazione per i barman di ieri, oggi e
domani. È così che per fare un buon caffè bisogna unire conoscenze
tecniche ed esperienza.
Dagli appunti di una studentessa della
scuola Alberghiera di Bologna si legge: “La quantità corretta per la
preparazione di una buona tazzina di espresso varia da 6 a 7 gr
[g1] di
caffè macinato, l’acqua deve necessariamente impiegare circa dai 25 ai 30
secondi per passare attraverso la polvere”. Ma non è l’unica cosa
importante: occorre infatti che la macinatura sia fatta con il giusto
grado, per mantenere il massimo dell’aroma deve essere macinato di
“fresco”, non deve essere pressato troppo, non deve essere quindi né
bruciato né acquoso, la schiuma deve essere morbida, consistente ma non
troppo scura … insomma fare un buon caffè non è molto facile.
Così come nel secolo scorso, si dice, un
signore di Napoli, per ridurre al massimo il tempo che gli occorreva nel
preparare il caffè con i metodi tradizionali, commissionò una macchina per
espresso ad un ingegnere milanese, oggi, per mantenere un espresso
costantemente buono, indipendentemente dall’esperienza di chi lo prepara,
è nata la cialda.
La cialda offre la giusta quantità
monodose di caffè, la freschezza di un prodotto confezionato tra sottili
strati di carta alimentare filtrante e chiusa ermeticamente in una
confezione che ne mantiene intatte le caratteristiche e l’inconfondibile
aroma, permettendo di ottenere un caffè fresco e fragrante in ufficio come
in casa.
La cialda consente la preparazione di un
buon caffè, in modo più comodo e veloce, senza più il bisogno di macinare,
pre-dosare e pressare, eliminando i problemi di pulizia e di spreco del
prodotto che ne possono derivare. Diminuisce inoltre la manutenzione
necessaria per la pulizia della macchina espresso. Queste caratteristiche,
unite alla semplicità d’uso, hanno fatto si che la produzione ed il
consumo delle cialde stia costantemente aumentando di anno in anno.
È con questa premessa che ICA S.p.A.,
forte dei suoi 40 anni di esperienza nel settore delle macchine
automatiche e nel confezionamento del caffè, ha realizzato un’innovativa
macchina per la produzione di cialde. Come nel suo stile, ha voluto
qualcosa di nuovo ed altamente innovativo non accontentandosi di seguire
la traccia di altri. Il percorrere una strada nuova è sempre un lavoro
lungo e difficile: durante il percorso dell’ideazione e del progetto ci
siamo trovati davanti a tanti bivi e a molti problemi da risolvere.
Grazie comunque alla nostra più che
collaudata struttura (possiamo infatti contare su tre uffici tecnici, un
laboratorio elettronico, un dipartimento ricerca e sviluppo), ed alla
caparbietà e grinta del Sig. Gino Rapparini, fondatore di
ICA S.p.A. , così come quella di tutto lo staff, per cui ogni sfida si
trasforma in coesione e spinta proverbiale, che oggi siamo qui a
presentarvi questo nuovo ultimo gioiello della nostra collezione. Come il Sig. Rapparini ama
ripetere “ricerca significa innovazione”, “non sono
scindibili, non si ha l’una senza l’altra”.
La ricerca è una delle nostre filosofie di
base; crediamo sia importante fornire al cliente e al consumatore finale,
innovazioni per riuscire a rispondere alle richieste di mercato sia nel
processo di confezionamento che nell’estetica e nella qualità del prodotto
finito. Una bella confezione da mostrare sugli scaffali per la vendita, è
motivo di vanto per noi oltre che per i nostri clienti. Con questi nostri
ideali, abbiamo progettato anche quest’ultima nata e, con la stessa
filosofia di continua evoluzione, stiamo incrementando la ricerca. Il
risultato che siamo convinti di aver ottenuto, ci ha fatto dimenticare gli
sforzi notevoli in tempo, risorse e, perchè no, in notti insonni.
In 40 anni di evoluzioni tecnologiche, di
idee, di ricerca e di brevetti, abbiamo creato una vasta gamma di macchine
per il confezionamento di svariati prodotti. Rispondiamo alle esigenze
della clientela che vuole confezionare i suoi prodotti in atmosfera
normale o sottovuoto con pellicola in carta comune come per le farine e
gli zuccheri o con materiale termosaldabile come per il caffè, la pasta,
il riso, i biscotti.
La ricerca non si ferma e siamo già pronti
a nuove sfide.
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